A la luz de Roma. Santos y santidad en el barroco iberoamericano. Volume II: España, espejo de santos
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In Spagna, più che altrove, il XVII secolo è il secolo dei santi. Non solo per l'elevazione agli altari di quell'inedito manipolatore di uomini e donne le cui virtù furono riconosciute da Roma nel 1622, ma in senso più ampio, a causa della posizione di crocevia che la monarchia ispanica aveva tra il Mediterraneo e l'Atlantico. Specchio tra due mari, la penisola iberica, vedeva riflessa nella sua luna interna la fonte di esempi di vita cristiana della chiesa primitiva, giganteschi o distorti, secondo il taglio e la recinzione dello scrittore religioso, anche se quasi sempre riconoscibili, come quelle ombre sfigurate che lasciavano trasparire i vetri spessi incorniciati da legni nobili che registrano gli inventari dell'epoca. Un po' più vicino allo specchio ispanico, gli archetipi della santità imitabile o ammirevole del tardo medioevo, santità militante, di clausura o guerriera, che mostrava un florilegio di esempi di vita vocazionale, sulla sedia, sul pulpito, nel convento e persino per i modi.
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